# Tristezza o depressione?

Tristezza o depressione?

Facciamo chiarezza là dove il senso comune può avere portato ad una certa confusione.

Nel linguaggio quotidiano spesso i due termini vengono utilizzati come sinonimi o si ricorre al termine depressione per indicare una tristezza particolarmente intensa e duratura. Questo non è scorretto.

Ma tristezza e depressione sono fenomeni diversi.

La scelta e la comprensione delle parole permette di descrivere al meglio, a se stessi o agli altri, come ci si sente. Rendere più ricco di sfumature il nostro linguaggio aumenterà questa capacità.

Cosa intendiamo con la parola tristezza?

La tristezza è una “semplice” e comune emozione.

Tutti proviamo emozioni, colorano la vita, a volte con tonalità scure e cupe (emozioni negative), altre con tonalità più chiare e brillanti (emozioni positive), e contribuiscono al naturale variare del nostro umore (l’essere di buono o cattivo umore). Rabbia, gioia, tristezza, disgusto, sorpresa, paura ci accomunano tutti, già dai primi mesi di vita. E non a caso! Contribuiscono, infatti, alla nostra sopravvivenza (senza la paura, come faremmo a riconoscere un pericolo o una minaccia?). Altre emozioni, più complesse, come vergogna, colpa, orgoglio, invidia, gelosia, tenerezza, amore sono ugualmente strumenti imprescindibili per la nostra possibilità di adattamento alla vita sociale.

Perché provare tristezza ci serve?

La tristezza, per quanto sgradevole e talvolta insopportabile da vivere, anzi proprio in virtù di queste caratteristiche, ha una sua fondamentale utilità. Ci fa chiudere in noi stessi e ci mette nella condizione di riflettere, ci fa distanziare da ciò che ci colpisce, capire cosa non va, ci fa rendere conto dei nostri limiti, incoraggia l’aiuto da parte degli altri, in definitiva ci porta a cercare possibili soluzioni.

Come ogni altra emozione, la sua durata è limitata nel tempo, può avere diverse intensità, investe tutta la nostra persona: i pensieri (ciò che passa per la testa), il corpo (abbassamento della frequenza cardiaca, della temperatura della pelle), il comportamento (pianto, ridotta attività, chiusura o richiesta di aiuto).

Cosa intendiamo con la parola depressione?

La depressione non è un’emozione. E’ uno stato emotivo più persistente, caratterizzato dal frequente, se non continuo, ripresentarsi di emozioni sgradevoli e da un riconoscibile umore di fondo tendenzialmente basso. Ci si sente giù, scontenti, stanchi. Anche questo tono dell’umore può svolgere una sua utilità, specie se riconosciuto e compreso. Ognuno di noi può attraversare periodi di depressione in presenza di eventi più o meno importanti ed evidenti (un insuccesso, la perdita del lavoro, una separazione, un amore non ricambiato, ecc.) o passaggi di vita (adolescenza, uscita dalla casa dei genitori, separazione, menopausa, fine della giovinezza, ecc.) che sembrano richiedere una “pausa di riflessione” nel normale fluire della nostra quotidianità.

Perché provare depressione ci serve?

Riconoscere e ascoltare questi periodi è fondamentale. Ci dicono qualcosa su di noi e sulle nostre relazioni. Non si parla ancora di patologia, ma rivolgersi ad uno specialista che ci aiuti a comprendere potrebbe essere davvero utile.

Ulteriori sfumature per il nostro linguaggio: come nel tempo è stata raccontata la depressione?

Con depressione si è soliti indicare uno stato emotivo sofferente che va dalla normalità alla patologia.

Nella Depressione (sia intesa come stato naturale che patologico) non sono più presenti le normali oscillazioni dell’umore e ci si accorge di un cambiamento in questo sottofondo continuo della nostra vita. L’umore è basso, sproporzionato, tende a non risalire, è simile ad un angosciante dolore psichico e vitale. Le emozioni sono negative (tristezza, rabbia, delusione, ansia…), sono anomale per durata, intensità, appropriatezza. La tristezza perde la sua funzione adattativa, è una sofferenza profonda e mal definibile, persistente e radicata, scollegata da nuovi stimoli, e che non porta ad individuare nuove possibilità e soluzioni. Niente sembra poter cambiare questo stato, capita che nulla sia più capace di far provare piacere. Il funzionamento dell’organismo risulta alterato in suoi aspetti fondamentali (appetito, sonno, desiderio sessuale), così come l’espressione del viso, il tono della voce, la velocità dei movimenti e del parlare, la percezione dell’energia disponibile per impegnarsi in una qualsiasi attività. Tutto richiede uno sforzo enorme. I pensieri tendono ad essere negativi, tutto è “nero” o irrisolvibile. Il corpo è stanco, dolorante o “consumato” dall’inquietudine, più fragile. Si può avere l’impressione che le idee scorrano rallentate. E’difficile concentrarsi, pianificare, la memoria sembra non funzionare più come prima. Le relazioni con gli altri, il lavoro, gli impegni di ogni giorno diventano faticosi, se non impossibili.

Quando si parla di Depressione come malattia?

Si parlerà di malattia, quando la depressione con le caratteristiche appena descritte, si svilupperà in un quadro complesso, all’interno del quale saranno riconoscibili una serie di sintomi che permettono allo specialista di porre una diagnosi e fornire le opportune cure per risolverla.

Come si interviene?

Le cure possono essere farmacologiche o psicoterapiche o, più spesso, la combinazione di entrambe.

Si può tornare a stare meglio?

Gli interventi farmacologici e psicoterapeutici hanno dimostrato una grande efficacia.

I meccanismi neurobiologici alla base dell’umore riprenderanno il loro normale funzionamento e l’umore tornerà alle sue abituali oscillazioni, ad essere a volte buono, altre volte cattivo, così come sempre è stato. Le emozioni riprenderanno a svolgere le loro fondamentali funzioni adattive, e così farà la tristezza, anche la più intensa, come quella del lutto che ci permette di lasciare andare via le persone care. Le nuove comprensioni raggiunte aiuteranno poi a ridurre il rischio di ricadute.

Rivolgersi allo psicologo psicoterapeuta?

Sia che si tratti di patologia, sia che si abbia a che fare con vissuti depressivi non definibili come patologici, dare ascolto, spazio, valore e comprensione a ciò che stiamo sentendo è indubbiamente la cosa fondamentale da fare.

Lo psicologo è la figura professionale cui rivolgersi.

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